Vita alla Fondazione - Fondazione Natuzza

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Vita alla Fondazione

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Visita di Padre Francesco Geremia
 
Ha fatto visita alla Fondazione il 21 febbraio ’17 padre Francesco Geremia vice-responsabile mondiale del Movimento Sacerdotale Mariano, gruppo ecclesiale cattolico, fondato dal sacerdote Stefano Gobbi nel1972.
 
Al M.S.M. diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni cardinali, oltre 350 tra arcivescovi e vescovi, 150.000 sacerdoti del clero secolare e di tutti gli ordini e istituti religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli.
 
Il Movimento nacque su ispirazione della Madonna che invitò don Stefano Gobbi a riunire inizialmente quei sacerdoti che, contrari alle novità del Concilio Vaticano II, avevano deciso di uscire dall’alveo della Chiesa Cattolica.
 
Nel marzo 1973 i sacerdoti aderenti erano arrivati a una quarantina. Nel mese di settembre dello stesso anno ci fu il primo raduno nazionale a San Vittorino, con la partecipazione di venticinque sacerdoti tra gli ottanta allora iscritti al Movimento.
 
Dopo un graduale aumento delle adesioni, nel 1974 nacquero i primi Cenacoli di preghiera e di fraternità fra i sacerdoti e i fedeli, diffusi oggi in tutti i continenti.
 
Le linee guida del M.S.M. sono contenute nel libro Ai sacerdoti, figli prediletti della Madonna, che riporta le meditazioni e ispirazioni di don Stefano.
 
I punti essenziali del Movimento sono tre: la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, l’unità al papa ed alla Chiesa a lui unita e infine il condurre i fedeli ad una vita di affidamento alla Madonna.
 
Padre Francesco Geremia, giunto a Paravati con alcuni aderenti al Movimento, ha celebrato nella cappella della Fondazione insieme ai sacerdoti don Pasquale Barone e padre Michele Cordiano.
Raduno Diocesano Cenacoli Cosenza 6 Marzo 2016
 
In un clima di grande partecipazione, alla presenza dell’arcivescovo Francescantonio Nolè, si è svolto domenica 6 marzo nella cattedrale di Cosenza il raduno diocesano dei Cenacoli di Preghiera Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.
 
Ha introdotto la manifestazione Anna Maria Odoardi, coordinatrice dei Cenacoli, che nel suo intervento ha presentato singolarmente tutti i Cenacoli con i rispettivi Responsabili, ha raccontato il crescere e svilupparsi dei Cenacoli nella Diocesi e ha ringraziato tutti per la risposta data a questa importante occasione.
 
È seguito il saluto di padre Michele Cordiano, Direttore Nazionale dei Cenacoli, che ha posto l’attenzione su tre episodi significativi della vita di Natuzza che danno ragione della nascita e della missione dei Cenacoli stessi.
 
 
1. L’evento più significativo avviene nell’anno 1940. La Madonna dice a Natuzza che il 26 luglio farà la morte apparente. La mistica, che in quel periodo svolgeva le mansioni di collaboratrice domestica presso l’avvocato Silvio Colloca, non comprende il significato della parola “apparente”, e avvisa la signora Alba che finalmente raggiungerà il suo Gesù. Natuzza cadrà in un lungo sonno che durerà 7 ore, attorniata da tanti medici, che erano là ad aspettare la morte… Racconterà, al suo risveglio, che si è trovata in Paradiso, al cospetto di Gesù che le chiese di dividersi i compiti: cioè portare a Lui le anime. Amare e compatire. Amare e soffrire.
È il giorno della promessa, il giorno più bello della sua vita, che la segnerà per sempre. Quell’incontro sarà la luce e la forza che animerà di amore ogni suo gesto e l’offerta di tutta la sua vita. Infatti Gesù nella Quaresima del 2005 dirà a Natuzza: “Io ho sete di anime e tu Me le hai portate. Tu non hai sete di potere, neanche di anime. Hai la sete di anime per farmi un regalo”.
Così nell'esperienza mistica che è all'origine della sua vocazione Natuzza sente queste parole di Gesùho sete pronunciate dalla croce (Gv 19,28), che l'accompagneranno per tutta la vita. Lei le intende proprio come questo desiderio struggente di Cristo di poter toccare col suo amore ogni uomo e ogni donna, e come la chiamata che egli le rivolge a collaborare con Lui, portando all'incontro col Suo Amore gli uomini e le donne più perduti e abbandonati.
 
2. Una apparizione mariana, avvenuta il 17 gennaio 1944 nella casa dove andò sposa, ha segnato la vita di Natuzza e il destino del paese di Paravati. Natuzza racconta: “Io quando ho visto la Madonna, Gesù e San Giovanni Battista, mi sono girata e dissi: “Come vi ricevo in questa casa brutta?”. E la Madonna mi ha risposto: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire. Ma ci sarà una nuova casa, ti dico il titolo di oggi Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Io le ho risposto: “Ma per chi? Per i morti o per i vivi?”. “Per i morti e per i vivi. Ci sarà una grande chiesa. Ci saranno grandi meraviglie, e tu sarai gioiosa, come sono gioiosa Io. La villa la intitolate Villa della Gioia”. E poi mi fece vedere tante cose, tante case, tante casette, gente che soffriva. Mi disse tutte le indicazioni, tutti i nomi. Portandomi per mano, - continua il racconto di Natuzza - mi hanno fatto visitare il Centro Ospiti della speranza con annesso il Villaggio del Conforto, dove c’erano ammalati nel momento ultimo della loro vita terrena assistiti dai familiari. Abbiamo percorso il Viale della Misericordia e siamo arrivati al Centro Recupero della Speranza, dove tanti ammalati venivano riabilitati. E poi, percorrendo il Viale della Salvezza siamo giunti alla grande chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Allora mi veniva una specie di curiosità per domandare e le dicevo: “Quando saranno queste cose?”. “Tempo al tempo - diceva la Madonna - qualche giorno ci saranno e io mantengo sempre le mie promesse!”. “E quand’è il tempo?”. Diceva: “Non è giunta l’ora, poi ti faccio sapere!”. Ogni volta che io facevo questa domanda, la Madonna sorridente mi diceva: “Stai tranquilla mantengo sempre le mie promesse”. Sarà a fine 1986 che la Madonna mi chiederà di dare inizio: “L’ora è giunta". La Fondazione è per me la sesta figlia, la più amata. “
Così il 13 maggio 1987, con l’assenso del Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Mons. Domenico Cortese viene costituita l’Associazione denominata Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che successivamente diverrà Fondazione, approvata con decreto dal Vescovo, civilmente riconosciuta dal Ministero dell’Interno dello Stato Italiano. Lo spirito che guida nel suo essere e in ogni suo operare la Fondazione, è costituito dalla volontà di Natuzza, manifestata nel suo testamento spirituale. “Non è stata una mia volontà – dirà Natuzza nel suo testamento spirituale dell’11 febbraio 1998 . Io sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944”.
Il compito della Fondazione è oggi quello di essere uno strumento affinché si continui a realizzare quel desiderio di Gesù affidato a Natuzza: “portare anime a Dio”, coniugando insieme preghiera e carità.

3. “La Madonna - racconta Natuzza - è bellissima! Mi appare molto giovane, come una ragazza di 15-16 anni, vestita di bianco, con la pelle scura, sollevata da terra e tutta piena di luce: “Io sono la Mamma tua e di tutto il mondo. Io sono il Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”.
Così su indicazione di Natuzza e sotto sua indicazione viene realizzata la Statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, che sarà offerta alla devozione popolare il 13 novembre 1993 durante una solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Mons. Domenico Cortese e sotto una pioggia battente. La statua la rappresenta con le braccia aperte, leggermente inclinata in avanti come una mamma che si piega ad accogliere il figlio.
La Madonna più volte le ha chiesto a Natuzza: Fate cenacoli di preghiere per la conversione dei peccatori, per i giovani che soffrono, per le guerre e per tante cose. La Madonna ha chiesto di trasformare ogni famiglia in un piccolo Cenacolo, pregando con semplicità, meditando una paginetta del vangelo. Così sono nati i Cenacoli di Preghiera, oggi diffusi in Italia e nel mondo.
È Gesù che per primo parla dei Cenacoli presentandoli a Natuzza come “cellule viventi”. Ma Natuzza racconta di aver chiesto a Gesù di rivolgersi a una “persona intelligente perché io sono una stupida”.
Sarà la Madonna successivamente che chiarirà: “Quando tre o quattro persone si uniscono, naturalmente con fede,  e pregano, è Cenacolo”.

Padre Michele, facendo riferimento allo Statuto dei Cenacoli, approvato dal vescovo, ha ricordato che i Cenacoli sono costituiti da gruppi di fedeli, che intendono mettere in pratica l’invito di Gesù di pregare incessantemente (Lc 18,1), seguendo il modello della prima comunità cristiana: “erano assidui e concordi nella preghiera… con Maria, la Madre di Gesù,… nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane…”(At 1,14. 2,42).
Ha voluto inoltre sottolineare che i Cenacoli sono chiamati a vivere la semplicità, il nascondimento e la generosità all’insegna dell’immagine evangelica del lievito e del sale all’interno della Comunità di appartenenza, per promuovere l’amore all’Eucarestia, la conoscenza della Parola di Dio, la fedeltà alla Chiesa, la venerazione di Maria - Madre di Gesù e Madre della Chiesa -, la devozione alla Madonna con la recita del Santo Rosario, l’esercizio della carità e delle opere di misericordia.
E tutto questo in letizia perché, come ci augurava Natuzza, vogliamo farci santi: Non da soli ma in compagnia!
 
All’intervento di padre Michele è seguito quello dell’arcivescovo di Cosenza- Bisignano mons. Nolè che riportiamo integralmente.
 
«Grazie – ha detto il vescovo rivolgendosi agli appartenenti ai Cenacoli di preghiera – per quello che rappresentate per la diocesi, per la nostra realtà, per i nostri paesi per le nostre comunità. Come è stato detto da don Michele, il fermento, il lievito è poca cosa in sé, però quando fa la sua parte riesce a dare vita a tutta la massa. Io vorrei fermarmi salutandovi su due realtà che sono già nell’espressione della vostra realtà: Cenacoli di preghiera.
Cenacolo, come è stato ricordato, sono due o più persone riunite nel nome di Dio e Gesù stesso ha detto: “dove ci sono due o più persone riunite nel mio nome lì io sono presente”. È una delle presenze assicurate da parte di Gesù; c’è la presenza eucaristica, la presenza nella Parola, la presenza nei fratelli: c’è la presenza dove due o più persone sono riunite nel suo nome… e Lui è Quello che dà vita, orientamento, calore al cenacolo. E siccome il primo cenacolo sulla terra è stato Nazaret, come non può non essere presente la sacra famiglia nei cenacoli che sono riuniti nel nome di Dio? Lì è presente Maria, Gesù e Giuseppe e con loro tutto il Paradiso come ben possiamo comprendere.
Quindi nei cenacoli, dove è presente Gesù, significa che si fa tutto nel Suo nome: si ascolta la Parola, si ascolta quello che Lui ci vuol dire e voi oggi siete chiamati a dare questa testimonianza di ascolto. Oggi ascoltiamo tutti, soprattutto tantissimi “parlano” ma il rischio è quello di non riuscire a capire qual è l’insegnamento giusto l’itinerario giusto: allora mai lasciare il Vangelo nei vostri incontri, mai proprio perché esso sia la guida, il pane, il sostegno del vostro stare insieme.
È fondamentale poi che il Cenacolo corrisponda anzitutto con la vostra famiglia, io direi essenziale. Prima di andare a fare un cenacolo con altri voi dovete fare un cenacolo a casa vostra, nella vostra famiglia. Non è facile ma oggi, in questo momento storico in cui la famiglia è insidiata da tutte le parti, in cui addirittura vien meno la sostanza dell’essere famiglia, viene messa in crisi tutto ciò che noi pensavamo essere famiglia, viene messa in crisi la famiglia a immagine di Dio Trinità, voi che avete avuto questo dono di essere Cenacoli fatelo anzitutto in famiglia. Dalla famiglia devono propagarsi poi queste cellule che devono essere il lievito, il sapore, il sale della società: anzitutto le vostre famiglie. E insieme alle famiglie andare oltre: essere famiglie accoglienti, capaci di includere e calamitare altre famiglie soprattutto quelle in difficoltà.
Il cenacolo diventa allora famiglia delle famiglie, come la parrocchia, come la Chiesa; non rinunciate a questo.
Il secondo aspetto è la preghiera. Gesù ci ha insegnato una sola preghiera: il “Padre nostro”, però noi sappiamo che la nostra realtà quotidiana è fatta di tante preghiere. Allora la differenza è tra “la preghiera” e “le preghiere”. La preghiera oltre al Padre nostro è il nostro atteggiamento interiore di dialogo continuo con il Signore: la preghiera è uno stile di vita. Di San Francesco d’Assisi alla fine della sua vita il biografo Tommaso da Celano diceva che “non era più un uomo che pregava, era l’uomo fatto preghiera” perché tutto quello che faceva lo faceva in sintonia con il Signore. E non faceva altro che quello che il Signore voleva. Nei cenacoli si deve imparare uno stile di vita che sia uno stile di preghiera; poi diremo anche le preghiere, facendoci aiutare dai libretti, dalla nostra tradizione, dalla nostra memoria, dalle nostre comunità, ma quelle sono le preghiere. Preghiera è unione profonda, comunione profonda con Dio con Maria, con la Trinità facendo tutto alla luce di Dio dalla mattina quando ci alziamo dicendo Signore grazie per questo dono della giornata, per questo dono dei fratelli fino alla sera quanto nuovamente lo ringraziamo per averci donato tante occasioni compreso quella di avere incontrato tante persone nella nostra giornata.
Allora Cenacoli di preghiera significa cenacoli di amore, di comunione e siccome l’amore e la comunione non li si può tenere chiusi per sé (le cose belle non le possiamo tenere chiuse), diventiamo automaticamente, direi naturalmente missionari: cioè coloro che esprimono con la vita ciò che hanno vissuto nei Cenacoli e si diventa missionari. Quanto è bello vedere persone cristiane che si vogliono bene dappertutto. Che fanno a gara a perdonarsi, a comprendersi, a cercarsi, ad aiutarsi l’un l’altro, e poi insieme aiutare gli altri, come un cerchio che si propaga intorno a noi e diventa contagioso. Il missionario è colui che porta l’amore di Dio che ha sperimentato che ha conosciuto.
Poi, tenete presente che il Cenacolo sta sempre al piano superiore, come dice il Vangelo. Che significa piano superiore? Che la nostra vita deve essere sempre un palmo al di sopra della terra, significa che la nostra mente, i nostri pensieri, desideri devono stare in alto. La nostra vita spirituale deve guidare tutta la nostra vita, tutto ciò che facciamo. Al piano superiore Gesù ha istituito l’eucaristia, al piano superiore ha condiviso la sua vita prima di andare a morire ma al piano superiore ha condiviso anche il tradimento di Giuda e lui sapeva che di lì a poche ore, nonostante il cenacolo, avrebbe anche condiviso il rinnegamento, il tradimento e la fuga di tutti gli altri. E allora non ci preoccupiamo della nostra debolezza della nostra infedeltà il Signore l’ha messa in conto con la nostra umanità; preoccupiamoci invece di ritornare a noi il Vangelo.
Fra poco ascolterete il Vangelo del Padre-Madre che attende il figlio che era andato via di casa, era andato via dal cenacolo ma alla fine è migliore questo figlio che era rimasto a casa; ecco perché non dobbiamo mai giudicare nessuno e Gesù aveva preso spunto nel raccontare questa parabola proprio perché alcuni criticavano: va a mangiare con i peccatori; alla fine Gesù vuol dire: chi è il peccatore quello che è scappato e poi è ritornato? O quello che è stato a casa e non ha capito che stata a casa e quindi non ha goduto dell’amore del padre e della famiglia? È stato un cenacolo di esperienze diverse, ma alla fine tutte e due i figli hanno potuto godere dell’amore del Padre e della Madre. Ecco perché partire dalla famiglia e ritornare in famiglia; questo è l’itinerario che il Signore ci indica e che Natuzza certamente ha avuto nel cuore quando ha indicato, attraverso l’ispirazione divina, questo itinerario: partire dalla famiglia di Nazaret per ritornare. E lungo il tragitto ognuno ha un’esperienza diversa, l’importante è farlo con la buona volontà, l’importante accorgersi se cadiamo che non possiamo rimanere nel peccato, nell’infedeltà ma abbiamo bisogno di convertirci; l’importante è non perdere mai la direzione di casa, la direzione di casa sia che siamo andati via sia che siamo rimasti lì, perché alla fine come all’inizio c’è sempre Dio che ci aspetta per abbracciarci. Ed è l’augurio che io faccio a tutti voi, non solo oggi, ma anche in preparazione della Pasqua: che sia veramente un abbraccio di misericordia, di riconciliazione di quell’amore condiviso che nonostante le difficoltà, i nostri tradimenti, il Signore non ci fa mai mancare, perché Lui ci ama non perché noi siamo buoni ma ci ama per farci diventare buoni. Amen».
Presentazione del libro Natuzza Evolo - Come Bibbia per i semplici

Si è svolta sabato 14 dicembre nella sala che custodisce l’effige del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime la presentazione del libro di Roberto Italo Zanini Natuzza Evolo - Come Bibbia per i semplici  Edizioni San Paolo 2013.
All’incontro era presente in qualità di relatore Mons. Luigi Renzo vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e Gianfranco Marcelli vice-direttore di Avvenire che ha fatto da moderatore alla manifestazione.
All’autore del libro, giornalista a Roma presso la redazione cultura di Avvenire e autore di diversi lavori ormai tradotti in numerose lingue, abbiamo chiesto con quale spirito, con quali sentimenti si è avvicinato alla figura di Natuzza Evolo?
"Con spirito di grande umiltà e di attenzione al mistero. Natuzza è un personaggio così grande e straordinario che di fronte a lei non puoi fare a meno di sentirti piccolo piccolo. Allo stesso tempo, appena ti avvicini un poco di più, si percepisce tutta la sua capacità di accogliere come solo sa fare una mamma. Ecco, si può dire che mi sono avvicinato a Natuzza piccolo piccolo e mi sono lasciato accogliere dalle sue braccia di mamma".
Ci spiega perché questo sottotitolo: Come Bibbia per i semplici?
"Il titolo è uscito a conclusione di un lungo scambio di idee con l'editore. Sul tavolo c'erano una serie di suggestioni e di idee. La pedagogia di Natuzza; la sua capacità di condurti al Vangelo; la capacità di prenderti per mano e di avvicinarti alle realtà ultime facendoti comprendere che sono cosa di tutti i giorni; la semplicità del suo dialogo con Dio e la Madonna; la naturalezza nell'aprire una finestra sul mondo spirituale rendendolo visibile e accessibile a ciascuno; la sua capacità di riversare la Misericordia divina sul mondo intero; la capacità, incredibile per un'analfabeta, di parlare con tutti senza mai dire nulla che non fosse riferibile ai testi biblici... Non solo, tutto questo e molto altro ancora Natuzza lo portava inciso nel suo corpo, lo rendeva visibile attraverso di esso, senza vergogna, senza nascondimenti, lasciandosi sfogliare... come Bibbia per i semplici, appunto".
Nel libro ha dichiarato che Natuzza è un caso unico nella storia della Chiesa. Ci chiarisce questa affermazione?
"La storia della Chiesa è ricchissima di straordinarie vicende di santità. Fare una classifica sarebbe certamente sbagliato. Ognuno ha le sue caratteristiche e insieme costituiscono la molteplicità dei carismi di cui ci parla San Paolo. Io stesso ho letto e ho scritto di molti santi. Tutti presentano il fascino irresistibile proprio di coloro che già su questa terra contemplano il volto del Signore. Tanti hanno avuto le stigmate; tanti hanno sofferto i patimenti di Gesù sul Calvario; tanti hanno parlato con gli angeli; alcuni anche con i defunti; molti hanno avuto fenomeni di levitazione e bilocazione; tutti hanno ottenuto l'intervento miracolo del Signore sugli uomini... Si può però agevolmente dire che nessuno ha avuto tutti questi doni insieme. Soprattutto nessuno ha avuto il dono dell'emografia e delle piaghe sul corpo che assumevano la forma di immagini sacre. Se tutto questo si unisce al fatto che Natuzza era moglie e mamma di cinque figli e, grazie all'esplicito aiuto di Gesù e della Madonna, ha accolto centinaia di persone ogni giorno senza mai far mancare nulla alla propria famiglia, non si può non convenire che si tratti di un caso straordinario e unico nella storia della Chiesa e dell'umanità intera".
Nonostante si pubblichino più libri, ognuno di essi lascia nell’autore sempre un segno, una peculiarità. Cosa le ha donato questo sulla mistica calabrese?
"Tutto quello che ho già detto, un gran numero di amici in Calabria e non solo, la gioia di potermi recare in ogni momento a Paravati sentendomi accolto come amico e come figlio. Soprattutto mi ha rafforzato e confermato nella certezza che la mia vita non si chiuderà in questo suo passaggio terreno e che quello che viene dopo è davvero meritevole di essere desiderato".
Pur non avendo conosciuta personalmente Natuzza, nell’opera traspare un suo grande coinvolgimento emotivo. È solo un’impressione del lettore, oppure c’è qualcosa di veritiero in questo?
"Abbiamo fatto prima un lunghissimo elenco di doni e carismi che appartenevano a Natuzza e non credo sia difficile comprendere che se anche non ci siamo mai incontrati fisicamente è come se lei si fosse fatta viva e presente nella mia vita".
L’esperienza di vita di Natuzza Evolo è molto differente rispetto a quella di Santa Giuseppina Bakhita,  la religiosa sudanese canonizzata da Giovanni Paolo II nel 2000, citata più volte nel libro. Eppure c’è qualcosa che accomuna le due figure, vero?
"L'umiltà. Il sentirsi sempre nelle mani di Dio. Il non voler altro che essere nelle mani di Dio. Il vivere e il parlare accettando con semplicità di essere un tramite di Dio per gli uomini. E poi erano entrambe analfabete, entrambe hanno avuto un'infanzia durissima, entrambe sono state incomprese nella loro difficile scelta per Dio, entrambe vengono dal Sud del mondo e sono poste come esempio al mondo, entrambe sono donne e hanno nella famiglia un ideale da diffondere".
Ci descrive con una sola parola Natuzza Evolo? Potremmo dire che l’imprimatur che la contraddistingue è…?
"L'accoglienza".
Secondo lei, che eredità lascia Natuzza all’Uomo di oggi?
"La certezza che per quanto possa essere grande la nostra solitudine, il dolore, la disperazione, per quanto possa essere terribile il nostro peccato e profondo il dirupo in cui siamo caduti ci è sufficiente alzare gli occhi al cielo, "verso Gesù e la Madonna", per sentirsi accolti".

(Galleria fotografica)


Anniversario arrivo statua del 10 Novembre 2013


Una folla di pellegrini, la maggior parte di essa appartenente ai Cenacoli di preghiera, è intervenuta domenica 10 novembre al ventesimo anniversario dell’arrivo della statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime.

Era il 13 novembre del 1993 quando l’effige incisa dallo scalpellino del maestro Diego Kostner giunse a Paravati. Così come allora la pioggia ha fatto da cornice alla celebrazione eucaristica, accompagnando la manifestazione religiosa in sordina fino ad aspettarne la conclusione, per poi dare spazio a tutta la sua irruenza.
Alla S. Messa, presieduta dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Mons. Luigi Renzo, era presente quest’anno lo scultore che venti anni addietro ha creato l’immagine tanto cara a Mamma Natuzza.
M° Diego Kostner cosa l’ha colpita dei tanti doni e aspetti della vita di Natuzza?
Mi ha colpito la sua semplicità e l’amore verso il prossimo. In modo particolare la disponibilità ad aiutare gente in difficoltà, appoggiandosi alla sua grande fede nella Madonna ed a Gesù.
Che impressione ha avuto venendo a Paravati e scoprendo la realtà della Fondazione?
Mi ha impressionato il grande lavoro svolto dai volontari nella Fondazione e soprattutto durante la processione e la messa in occasione dell’anniversario dell’arrivo della Madonna a Paravati. Vedendo l’impegno svolto nella realizzazione della chiesa si intuisce la grande forza data da Natuzza alla Fondazione stessa.
Nella sua carriera di scultore ha costruito diverse statue. Ce ne sono altre con queste
caratteristiche e che sensazione le ha fatto avere precise istruzioni da parte di Natuzza?
Nel mio lavoro di scultore di arte sacra ho certamente scolpito tante statue per chiese in tutto il mondo. La Madonna di Paravati è unica, perché l’ho scolpita dopo aver ricevuto precise istruzioni da parte di Natuzza. A quel tempo non conoscevo la vita religiosa di Natuzza, per cui non ho realizzato subito l’importanza del lavoro.
Ha assistito alla celebrazione eucaristica del 10 novembre e alle migliaia di pellegrini che si rivolgono con fiducia al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Ha potuto notare quindi l’attaccamento di questi fedeli e la venerazione nei confronti della sua opera che rappresenta la Vergine Maria. Cosa prova?
Un grande onore ed orgoglio ad essere stato scelto a scolpire la Madonna per Paravati.

(Galleria Fotografica)


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